Silvano Battistotti

Critica scritta in occasione in occasione della personale dal titolo “Le Donne di Matteo Arfanotti”, Galleria ArteGioia 107, Milano, febbraio/marzo 2008.

Le donne di Matteo Arfanotti
I personaggi della poetica di Matteo Arfanotti sono tutti al femminile. Una predilezione questa che lo introduce nell’ “universo donna” in modo fantastico e sublimato.
Il naturalismo antropomorfo che caratterizza queste figure viene spesso superato nell’intenzione di renderle più enigmatiche. Ecco allora questi volti di donna assumere connotazioni simboliche o metafisiche. Assistiamo così a metamorfosi progressive che via via si allontanano dall’immagine iniziale introducendoci in un’atmosfera altra, diversa, caratterizzata da mutamenti psicologici caratteriali. E’ così che, Arfanotti ci costringe ad una lettura più approfondita delle sue opere portandoci a svelare “gli arcani” che le sue donne nascondono.
L’aspetto esteriore della sua figurazione suggerisce simbolicamente l’idea che da questi volti traspare e che è elemento caratterizzante per ogni dipinto.
L’aspetto enigmatico dei volti femminili rappresentati è suggerito dalle connotazioni espressive degli occhi e delle labbra. Queste donne vogliono vedere e nello stesso tempo non vogliono tradire con l’atteggiamento visivo una pur minima emozione. A volte poi gli occhi sono completamente assenti, tanto da trasformare il volto in una maschera rigida, quasi una seconda pelle a protezione delle proprie emozioni.
Ciò che caratterizza una certa musicalità dei dipinti è il “ritmo”, ora più tranquillo, ora più vorticoso, che le modalità espressive dei capelli evocano. Questi spesso suggeriscono ricordi di “Meduse”, elementi pericolosi che potrebbero alla lunga “pietrificare”chi osasse soffermarsi a lungo su di essi. Ancora mistero, dunque, dietro questi volti e dietro queste capigliature.
Ma, a pensarci bene, queste donne, proprio per la loro non facile decifrazione, vivono solitarie in un loro mondo fatto forse di narcisismo ed autocompiacimento. A riscaldare questa loro apparente indifferenza solipsistica vi è sempre qualche cosa di rosso: a volte lo sfondo, a volte una mela o una rosa. Anche i capelli saturano una vasta gamma di colori che vanno dal rosso inglese, ai rosati caldi, ai neri.
E’ una cromia semplice, limpida, cristallina, quella che Arfanotti persegue, in perfetta sintonia con i movimenti plastici delle capigliature che, quasi ovunque lo incantano con il loro intrecciarsi o sciogliersi in numerose volute plastiche. A volte di fronte ad una simile sintesi formale, accompagnata da una semplificazione della figura, in cui vi è sempre contrapposizione tra una certa immobilità dei volti ed il notevole dinamismo dei capelli, viene da pensare a delle opere scultoree.
Ma l’enigma dei volti pare prendere vita e librarsi proprio nelle modulazioni plastiche dei capelli, quasi un ‘estrinsecazione liberatoria della mente.
Una considerazione interessante sulle donne di Arfanotti è quella che inerisce la duplicità degli aspetti che i volti suggeriscono. E’ l’eterna contraddizione tra buono e cattivo, angelico e demoniaco, erotico e glaciale. Queste apparenti contraddizioni fanno parte delle caratteristiche umane delle donne di Arfanotti e proprio per questo le rendono più comprensibili a noi tutti, introducendoci in mondi fantastici ed onirici.

Dr. Silvano Battistotti

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